Risonanza protonica: Un procedimento discutibile

Un esame critico del procedimento di risonanza protonica per la produzione di metalli colloidali
Il procedimento di risonanza protonica viene pubblicizzato da diverse aziende come metodo moderno per la produzione di metalli colloidali. Dovrebbe scomporre i metalli in particelle minuscole attraverso vibrazioni e risonanza protonica, che vengono sospese in acqua – senza sostanze chimiche. Ma come funziona esattamente? E il procedimento mantiene ciò che promette?
I produttori affermano che il procedimento si basa sulla „risonanza propria“ dei metalli. Attraverso frequenze mirate le particelle metalliche verrebbero sciolte, rimanendo stabili e pure – conservabili fino a 24 mesi, con una purezza del 99,9999 %. Sembra impressionante, ma mancano i dettagli tecnici. Quali frequenze vengono utilizzate? Come viene accoppiata l’energia? Senza risposte chiare il procedimento rimane nebuloso.
Un problema centrale è l’energia reticolare di un metallo – la forza che tiene uniti gli atomi nel cristallo. Nell’oro è di 368 kJ/mol, nel platino addirittura di 565 kJ/mol. Per sciogliere le particelle è necessario superare questa energia. Nell’elettrolisi con 9–24 V si osserva: in 24 ore si scioglie solo 1 ppm di oro – metalli con energia reticolare più elevata come il platino rimangono intatti. Qui si formano inoltre soluzioni ioniche, non veri e propri colloidi.
Elenco di metalli, ordinati per energia reticolare (in kJ/mol):
• Zinco (Zn) : 130 kJ/mol
• Indio (In) : 243 kJ/mol
• Argento (Ag) : 285 kJ/mol
• Rame (Cu) : 339 kJ/mol
• Oro (Au) : 368 kJ/mol
• Germanio (Ge) : 372 kJ/mol
• Palladio (Pd) : 376 kJ/mol
• Cromo (Cr) : 397 kJ/mol
• Ferro (Fe) : 416 kJ/mol
• Cobalto (Co) : 425 kJ/mol
• Silicio (Si) : 446 kJ/mol
• Vanadio (V) : 514 kJ/mol
• Rodio (Rh) : 556 kJ/mol
• Platino (Pt) : 565 kJ/mol
• Molibdeno (Mo) : 658 kJ/mol
• Iridio (Ir) : 670 kJ/mol
• Renio (Re) : 775 kJ/mol
• Tantalio (Ta) : 782 kJ/mol
Domande irrisolte sul procedimento
Come potrebbe la risonanza riuscirci? Teoricamente, le vibrazioni – ad esempio tramite ultrasuoni – potrebbero destabilizzare il reticolo. Gli ultrasuoni generano bolle di cavitazione che, al collasso, producono picchi di pressione locali e potrebbero staccare particelle. Tuttavia, l'energia dovrebbe essere enorme per rompere direttamente un reticolo metallico massiccio. Più probabile è una combinazione con altre forze, come campi deboli o energia meccanica – vibrazioni pure da sole sembrano implausibili.
Le affermazioni di marketing suonano allettanti, ma senza prove fisiche rimane appropriato lo scetticismo. Potrebbe essere una forma ottimizzata di una tecnica nota, tuttavia il segreto alimenta i dubbi. Al contrario, esistono metodi comprovati: Il processo al plasma ad alto voltaggio, sviluppato nel 1898 da Georg Bredig e utilizzato in tutto il mondo da allora, vaporizza il metallo con un arco elettrico e produce colloidi stabili. L'ablazione laser è consolidata dagli anni '90 e utilizza impulsi laser per rimuovere nanoparticelle in modo preciso. Entrambi superano efficacemente l'energia del reticolo e forniscono vere dispersioni colloidali – a differenza dell'elettrolisi, che a bassa tensione fallisce e produce solo soluzioni ioniche. Se possa competere con questi classici, deve ancora dimostrarlo il metodo a risonanza protonica.
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